caro Silvio,
non mi sei mai piaciuto e nemmeno oggi che per la terza volta (e per grazia della natura speriamo ultima) devo vederti trionfare in groppa a Bossi&Co., mi sento di dire che ti vedo sotto un'altra luce.
Non sono geneticamente portata per adeguarmi al tuo stile e al mood del Partito delle Libertà, non ho i vestiti, le scarpe ma, soprattutto, la fisionomia del volto adatta.
Non sono come la Carfagna e la Brambilla, grandi donne con grande pelo sullo stomaco, che hanno veramente capito cosa bisogna fare per farsi strada all'interno di un partito, alla faccia delle Finocchiaro e delle Bindi.
Non sono come la Lega che brucia i tricolori e poi marcia su Roma sì, ma per accaparrarsi l'amatriciana migliore da Fortunato al Pantheon. Federalismo sì, ma non dello spaghetto.
Non sono come Fini che rinuncia alla sua identità e a quella di qualche milione di italiani che l'ha votato per stare al calduccio sotto la tua ala protettrice (facendo peraltro notevole sforzo visto quanto è alto lui e quanto sei basso tu). A volte avere il potere e stare in cima è più difficile di come sembra.
Non sono come Veltroni che sceglie coscientemente "Cronaca di una morte annunciata" come testo filosofico del nuovo partito sapendo che questa scelta pagherà fra qualche anno, ma avendo altresì coscienza della pioggia di guano sotto cui condanna milioni di elettori.
Non sono come i Bertinotti, i Diliberto, i Fassino&D'Alema che tanto hanno fatto autocritica, ma tanto sono rimasti inchiodati sulle posizioni da non vedere per quasi ventanni in che direzione stava andando il loro "popolo della sinistra".
La società cambia e l'essere umano di oggi ha bisogno di qualcosa di più dell'indicazione di un bersaglio contro cui sparare.
La vita vera è al bar e in ufficio, in palestra e a scuola, in fabbrica, nella discoteca, dal giornalaio, in libreria, dal medico, negli luoghi pubblici e negli ospedali, sui camion in viaggio tra Palermo e Aosta, nei campi, sui treni, per strada.
La vita vera richiede un'enorme spirito di sacrificio, la capacità di mediazione, di dialogo, perchè "il popolo" lo sa che il mondo non si divide in destra e sinistra, in bene e male, bianco e nero. "Il popolo" conosce la differenza tra il vivere e il parlare della vita.
Ma anche in questo contesto così sfumato mi sento di non voler cedere al relativismo assoluto; credo alla teoria della società liquida ma non mi arrendo al fatto che questo debba significare un'anarchia dei comportamenti, una casbah di luoghi comuni, una ratatouille di singolarismi senza certezze civiche e senza prospettive comuni a lunga scadenza.
E questo, evidentemente, non ha niente a che fare con il credo politico
Al di là di ogni elezione, nessuno mi convincerà mai che un condannato può sedere in parlamento, che il clientelismo è d'uso comune e quindi va accettato, che il rispetto per lo Stato e le Istituzioni è un optional non necessario (nemmeno per taluni Ministri della Repubblica), che non fare figli è peccato o, peggio, una consuetudine dei nostri tempi più che un problema di cecità politica ed economica che mette una pesantissima ipoteca sul futuro della nazione.
Non potrò mai concordare sul fatto che sputare per terra, abbandonare cani e anziani (rigorosamente in ordine di importanza), non fare la raccolta differenziata e non pagare le tasse sono diritti del cittadino offeso.
Non dirò mai che la merda è buona, Moggi una vittima del meccanismo, che un signore come Napolitano non può sedere al Quirinale (altrimenti Silvio, se lui non può, come farai tra 5 anni ad accomodartici tu?).
Non potrò essere smossa dalla certezza che Stato laico e diritto di culto siano due facce della medaglia della democrazia; che economia e finanza deve far crescere il paese e non comandarlo in modo occulto a favore di pochi.
Sono sicura che il futuro è sempre nel dialogo tra le parti affinchè tutti possano guadagnarci e non solamente le consuete èlite. La soluzione a problemi complessi non può essere raggiunta senza il contributo di tutte le parti in causa.
E questo vale anche per te perchè purtroppo non sarà sempre facile ignorare quei 20 milioni di italiani che conoscono l'esatto significato della parola libertà.
Insomma, auguri Silvio.
Sono convinta che in questo clima così complesso servono davvero anche a te.
tua affezionata oppositrice.