strappami la convinzione,
le buone maniere,
la pigrizia dell'abitudine.
toglimi la sicurezza,
apri tutte le porte senza riguardo.
tanto comunque mi arrotolerò,
senza apparente motivo,
solo per il gusto di farlo.
è il sangue freddo che mi fa fermare
fuori dal bar, a godere di un sole sospirato per giorni.
sarà lo stesso sangue freddo (o il sole?) forse a salvarmi
dall'ultima sconfitta che sarei in grado di sopportare.
"dammi un po' di te, la parte più dolce
prendi un po' di me, respira più forte"
...è vero,
però cazzo faccio un'amatriciana da paura!!!
sarà il guanciale,
sarà il vino,
saranno i pelati.
sarà che la cucina gode dei momenti positivi,
sarà l'aria frizzante di dicembre.
sarà che ho sorriso molto tra ieri e oggi
e questo, in fondo, qualcosa starà a significare.
piccola, storta, contorta,
mi importa
di quello che dici,
anche scherzando
rimando,
rifletto,
ma la mente vacilla,
il corpo fibrilla
e infine buio.
credimi non era quello che volevo,
giuro provo sempre ad essere meglio di me,
ma cazzo è difficile battermi.
giuro volevo sorprenderti,
a tua insaputa,
fare tutto bene, tutto come si deve,
portare a casa il risultato con calma, dignità e classe.
ma come posso non dirti
che mi sporco le mani,
che ci sbatto la testa,
che non sono sicura di quello che vedo
che sono certa di non sapere quello che sento.
il dolore ha colore,
odore e sapore.
la paura è solo un soffio.
Dici che ce 'ho,
ma speri che non lo eserciti.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque.
scrivere per non scrivere,
vivere per non sentire la vita che bussa,
dormire per avere ancora sonno una volta svegli.
così il mondo gira alla rovescia,
il mio in particolare,
così su questo divano zebrato elaboro le regole
di questa mattina di sole di dicembre.
sono qui e so che sento ciò che non si può,
sto qui e penso che dovrei cucinare il pesce che ieri ho comprato
per una pranzo che non c'è mai stato e che sarebbe meglio non ci fosse mai.
cicli immutabili si abbattono sulla mia casa,
sulle mie ossa che continuano fiere a scricchiolare senza arrendersi.
e rido, rido fino a farmi venire male alla gola
per tutto ciò che mi trascino dietro,
per tutto quello che potrò mettere in una valigia
da portare dritta dritta all'inferno.
ci metterò i miei romanzi sciocchi e la mia musica pop(olare),
ci metterò le donne squinternate che mi circondando
e gli uomini curiosi che mi studiano.
non dimenticherò gatti, scarpe con il tacco e jeans larghi,
vino e rum, pane, formaggio piccante.
mascara e ombretto glitter, una felpa con il cappuccio.
e quando Satana aprirà la porta dandomi il benvenuto
gli potrò serenamente rispondere: "spostati bello, è arrivata l'animazione".
doveva essere un complimento, almeno credo.
il risultato, in ogni caso, è desolante.
consiglio per tutti (me compresa):
FARE MENO.
Aveva occhi gialli, no blu, no grigi...
non so, aveva occhi, tanti occhi.
Sul presente, sul passato,
vedeva tutto masticando motti incomprensibili,
sorridendo ad oggetti inanimati
che insospettatamente le rispondevano
in un linguaggio ancora più oscuro.
Così la Creatura,
fredda e calda, debole e forte,
dominava nel suo recinto,
nel castello della speranza perduta,
su un esercito di giovani inesperti
comandato da generali svogliati.
Così piangeva, sotto il sole,
in modo che tutti potessero pensare
che il suo era soltanto sudore d'occhi.
Tanti occhi, che scavano, che pregano
di non trovare ciò che cercano.
E la Creatura rideva, la notte,
del buio sciocco e opprimente,
delle parole inopportune sussurrate
al fine di affrettare l'alba.
Per fortuna arriva il metallo,
solido e pieno e sicuro del cielo di dicembre
che non tradisce,
che non scolora ma semplicemente sparisce,
che non indugia in profumi di bouganville e gelsomino,
costringendoti a respirare il bello delle cose.
La Creatura c'è ma non si vede,
striscia e cammina, corre e si ferma,
cambia colore ad ogni palazzo,
ad ogni soffio di vento il suo volto si confonde.
Vive e pulsa al suo interno,
circondata da un cristallo cangiante
che riflette i volti di chi si ferma a guardare
credendo di vedere.
La Creatura c'è e ci sarà,
nonostante voi, nonostante.