a prescindere,
senza nessun motivo,
a chiunque possa pensare
anche solo lontanamente di contrariarmi.
oggi non è cosa.
penso, mastico, mal digerisco.
macino, rimugino, distruggo.
poi sorrido, ricreo, rinasco.
e poi di nuovo giù.
sono chiara,
se lo dico lo penso,
a volte penso e non dico,
perchè a volte non c'è tempo
o non c'è sole abbastanza
per superare il momento critico,
e chi sono io per aggiungere grandine alla pioggia?
no no,
ci sono, penso, vivo
a volte di nascosto,
nelle anse umide e misteriose del mio cervello,
dove nascono e muoiono sogni, mondi, esistenze parallele.
lì dove nessuno può accedere,
lì dove il tempo è solo mio
e posso girare il film mille volte
fino a che non è proprio come lo volevo,
lì in quel luogo che non esiste
a tratti sono felice.
e non crucciatevi,
non è per voi o per te
che dolce e splendido mi affianchi,
non è per ciò che succede realmente,
per la vita di tutti i giorni.
è solo perchè sono chiara,
così immancabilmente in bilico tra buio e luce.
Niente mimose ma opere di bene
Anche quest'8 marzo è passato in cavalleria.
Non ce ne saremmo manco accorte non fosse stato
per quel leggero giallino che ha colorato la giornata.
Il mio orango non ha fatto una piega. Anzi.
A pranzo vedendo tutte le mimose sparse per casa mi ha detto:
"Cacchio, ma era la festa della donna?".
No! Ho preso un franchising dell'Interflora, pirillo.
Io sono della scuola di pensiero del niente fiori ma opere di bene.
Mi piacerebbe per una volta essere festeggiata per sottrazione.
Rivolgo un appello a tutto il genere maschio.
Amici di Maria, invece di regalarci cose e portarci fuori a cena,
alleggeriteci la vita.
Toglieteci anche solo una delle dieci milioni di cose che noi facciamo per voi.
Per esempio, imparate una volta per tutte dove stanno le cose nella casa.
Piantatela di rintronarci di domande.
Ma posso io sentirti tutto il giorno chiedere: "Dov'è l'aspirina?"
"Dove hai messo lo schiaccianoci?" "Dov'è finito il martello?".
È qui, amor mio, il martello, qui tra le mie mani e ora lo uso per spaccarti una rotula.
Com'è possibile, cervello di tufo, che ricordi nome, cognome e numero di telefono di tutte
le tue ex e non sai dove teniamo lo zucchero?
Ti devo tatuare una piantina della casa qui sul polso con indicato il posto di tutti gli oggetti?
Posso io sentirmi dire: "Dov'è il prosciutto?".
Ma secondo te dov'è il prosciutto, razza di pisquano col cervello che va a nafta?
Nella scarpiera? Che mistero profondissimo la mente dell'uomo.
"Dove hai messo le mie mutande?" Lì, dove sono sempre state nei secoli dei secoli.
Nel secondo cassetto. "Non ci sono." Ma come non ci sono.
Si sono smaterializzate nella notte? Eh certo.
Il secondo cassetto si conta dall'alto non dal basso.
"Ah sì? Ma quando vado al primo piano mica salgo con l'ascensore fino all'ultimo!"
Quando parte il ballarò è finita per sempre.
Altra sottrazione. Andate voi a comperare l'acqua. La donna ormai è rassegnata.
Si carica come una cammella sulla gobba le sue borse della spesa e mastica amaro.
Quello che la fa proprio ammattire, che la fa uscire violentemente di senno,
è la confezione da sei bottiglie d'acqua minerale.
Quella che ti sega in due le falangi e ti costringe a camminare struppia come il gobbo di Notre-Dame.
Quella che ha il nastrino di scotch che o ti si incolla alle dita, o te le spezza
o si spezza lui e sei costretta a trascinare il mattone di plastica coi denti o
peggio ancora a spingerlo a calci.
Ci consumiamo il velopendulo a dire: "Ricordati di comprare l'acqua".
E loro: "Sì". Perché non dicono no.
Dicono un sì chiaro e diamantino come faceva Morandi quando suo figlio
gli tambussava i maroni chiedendogli: "Me lo compri papà".
Ma poi si fa sera e si fa mattina. Di acqua non c'è traccia.
In frigo è rimasta una lacrima di gazzosa.
E allora prendendo la pazienza al lazo ribadiamo: "Ricordati l'acqua". "Sì."
Ultimo giorno. Si cena con la lingua felpata bevendo acqua
del rubinetto con quel delizioso retrogusto di candeggina e più calcare
delle rocce carsiche.
E allora scendiamo noi. Andiamo al super e compriamo la dannatissima acqua.
Due confezioni. Ma mica per spregio.
Solo per bilanciare lo sciancamento.
"L.Littizzetto - Rivergination"
il gioco comincia di nuovo a farsi duro,
pieno di spigoli taglienti
e io che sono burrosa da una vita
e lo divento di più con l'avanzare dell'età,
ho sempre meno tolleranza.
non ho più voglia di combattere,
di far vedere che posso superare tutto.
non sono pagata per dimostrare che so fare le cose
ma per farle.
non sono pagata per risolvere problemi
a chi dovrebbe risolverli a me.
non sono pagata per fare l'assistente sociale o la psicologa.
e soprattutto non sarò pagata mai abbastanza
per compromettere la mia dignità professionale,
la mia salute e il mio buonumore
per far entrare più soldi nelle tasche del mio capo.
zero zero zero.
l'ora X si avvicina.